LA GROTTA DEL PINO

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La grotta cosiddetta del Pino venne casualmente scoperta in seguito a lavori edilizi nel 1994, alla base del versante meridionale del Cozzo dell’Uovo nel Vallo di Diano, ed è attuale ingresso della grotta del pinoattualmente in corso di scavo.
L’originario accesso è stato in gran parte obliterato dalla costruzione di un edificio moderno; l’ingresso doveva essere costituito da un piccolo pozzo verticale apertosi nei calcari fratturati a causa di uno sprofondamento della volta della sottostante cavita’. Alla base di questo pozzo si estende un cono detritico, alto 10 m e con diametro alla base di 20 m. Esso occlude gran parte della cavità, fatta eccezione per la zona orientale, topograficamente più bassa e più lontana dall’ingresso; qui la grotta si sviluppa per circa 20 m, il tetto si abbassa e le pareti si restringono divenendo presto impraticabili La grotta del Pino è stata utilizzata come grotta funeraria durante l’età del Bronzo antico eResti umani in un settore della grotta del pino (media eta' del Bronzo XVII - XV secolo a.C.) medio (Protoappenninico B), da circa il XXIV al XV secolo a.C. Una breve ed occasionale frequentazione in epoca storica e’ datata, sulla base del rinvenimento di una fibula a drago e di due fusaiole, alla meta’ del VII secolo a.C. Diverse decine di inumati sono stati rinvenuti nella nell’area centrale della cavità, o in altre zone di accesso piu’ difficile.
La maggior parte di essi non è più in connessione anatomica. Gli inumati e i corredi sono stati ripetutamente spostati per far luogo a successive deposizioni. Al di sopra di essi, in uno dei settori della cavità finora meglio esplorati, è stato possibile identificare lo scheletro di un capriolo che era stato deposto, probabilmente come ultima offerta rituale, successivamente al dislocamento dei resti stessi. Solo una sepoltura di un individuo in connessione, accanto al quale era stato sacrificato un capretto, è stata finora rinvenuta al di sotto di una bassa fessura nella parete di fondo della cavità. Alle fasi più antiche appartengono frammenti ceramici di rozzo impasto con la caratteristica superficie "rusticata" e ciotole emisferiche di impasto più fine con ricca decorazione incisa ricollegabili alla facies di Laterza, diffusa in Puglia e Calabria, ma le cui testimonianze sono ora documentate in modo massiccio anche lungo il versante medio tirrenico; all’antica etàceramica di rozzo impasto (XVII - XV cecolo A.c.) del Bronzo sono riferibili numerosi frammenti di grandi vasi d’impasto decorati con cordoni a rilievo che formano complessi motivi. Ma la frequentazione più intensa e’ attribuibile all’età del Bronzo medio nelle sue fasi iniziale e piena, definita in area meridionale con il termine di Protoappenninico (XVII-XV sec. a.C.), mentre per il momento non sono stati rinvenuti elementi della fase terminale dello stile Appenninico. Al Protoappenninico e’ infatti attribuibile la maggior parte delle ceramiche recuperate finora, fra cui ciotole e tazze carenate con le caratteristiche anse orizzontali a rocchetto canaliculate e anse verticali con sopraelevazione. Tutta la ceramica trova confronti diretti nelle immediate vicinanze, nell’insediamento di Tufariello e nella grotta ceramica di rozzo impasto (XVII - XV cecolo A.c.)Cardini a Praia a Mare. Un’ascia e un pendaglio di bronzo sono stati rinvenuti in due distinte aree di scavo. Alla stessa fase appartengono anche i frammenti di vasi di argilla molto fine e ben depurata che in diversi casi recano una decorazione a motivi geometrici tracciati con pittura bruna opaca, di tradizione mesoelladica egea, la cui produzione perdura nelle prime fasi delperiodo miceneo (Miceneo I - Il) riferibili al XVI- XV sec.

Tratto dall'opuscolo "LA PREISTORIA ALLE FALDE DEL MONTE CERVATI" Pubblicato dal  PARCO NAZIONALE DEL CILENTO e VALLO DI DIANO.